Quando abbiamo parlato di ascolto, abbiamo visto che l'ascolto è essenzialmente un accordo. Chi è in grado di ascoltare è in grado di ascoltare perché è in grado di accordare, quando non si è in grado di accordare si è sordi, quindi si è incapaci di ascoltare. L'accordo richiede una partecipazione tra ciò che è in noi e ciò che arriva a noi senza di noi, è necessario che ciò che arriva a noi senza di noi faccia vibrare ciò che è in noi, questo affinché si stabilisca un accordo. Perché faccia vibrare si richiede che ciò che arriva a noi sia sulla stessa lunghezza d'onda di ciò che è dentro di noi. La lunghezza d'onda è determinata dal principio. Ciò che arriva a noi senza di noi, noi diciamo che è esterno a noi. Invece ciò che è interno a noi è in noi ma non senza di noi. Ora, ciò che è esterno a noi, senz'altro non è opera nostra, ha un altro principio da noi. Quindi tutto quello che arriva a noi senza di noi, cammina su una certa lunghezza d'onda che non è certamente la lunghezza d'onda del nostro io. Perché ci sia la possibilità di accordo e quindi di ascolto, è necessario che quello che è dentro di noi parta dallo stesso principio da cui parte quello che è esterno a noi. Se dentro di noi le cose partono da un principio diverso (pensiero del nostro io) certamente c'è impossibilità di accordo tra quello che arriva a noi senza di noi (Parola di Dio) e quello che noi portiamo in noi: questo ci rende sordi. Resi sordi vuole dire essere ciechi: non possiamo essere istruiti sui colori. Se siamo sordi non possiamo essere istruiti sull'armonia delle cose. Così si determina in noi la sordità e quindi l'incapacità di potere seguire il Cristo che ci ammaestra circa il Padre. Quale è dunque il problema di colui che ascolta? Il problema di colui che ascolta è quello di avere dentro di sé lo stesso principio che parla fuori di lui. Se il principio che è in noi non coincide con il principio creatore di tutte le cose che opera fuori di noi, in noi c'è l'assoluta impossibilità di seguire l'ascolto del Cristo che parla con noi. Questo Principio che opera in tutto, arriva un certo momento in cui si rivela ed è il Pensiero di Dio in noi. Si rivela in quest'alba. Se però in noi non abbiamo messo Lui al centro della nostra vita, prima che si riveli, questo non fa altro che farci constatare la nostra impossibilità a seguirlo e quindi non fa altro che giudicarci. Noi restiamo giudicati dallo stesso Pensiero di Dio quando si evidenzia in noi. Quel Pensiero di Dio che parla a noi in tutto e che invitava noi a metterlo dentro di noi, là in quel campo in cui le cose non avvengono senza di noi (il nostro interno), quello stesso Principio, quello stesso Verbo diventa per noi motivo di giudizio. Gesù lo dice chiaramente che il Giudizio sta in questo: "La Luce splende fra le tenebre ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla Luce". Preferire le tenebre alla Luce, vuole dire non desiderare di capire. Vuole dire rifiutare la Verità. La Verità si annuncia a noi, si annuncia a noi senza di noi. Ma la Verità invita noi ad interessarci di Sé. Chi alla Verità preferisce le tenebre, preferisce cioè non capire, rifiuta la Verità. In questo rifiuto alla Verità, nasce, sorge il Giudizio. (Luigi Bracco) ravanello.iitalia.com scena tratta da "Heimat, nostalgia di terre lontane"